Storia

La presenza di nuclei sparsi è documentata nel territorio di Calitri dalla protostoria all’età del ferro. I recenti importantissimi ritrovamenti di sepolture in località Convento, attinenti alla cultura di “Oliveto-Cairano” – una facies particolare e omogenea della Fossakultur campana, attestata nel vasto territorio che si snoda tra le valli dell’Ofanto e del Sele – sono destinati a far rivedere alcune consolidate quanto infondate versioni sulla storia antica di questo paese che, è certo, diventa un vero e proprio insediamento urbano solo a partire dal XIII secolo.

L’esistenza del castello è documentata proprio nel XIII secolo: appartenente al demanio imperiale, fu sottoposto ad interventi di riparazione e adeguamento delle strutture difensive nell’ambito del programma federiciano di miglioramento dell’edilizia fortificata in Italia meridionale. Al momento dell’occupazione angioina il “Castrum Calitri“ era uno dei circa quaranta castelli agibili esistenti nel giustizierato del “Principato e Terra Beneventana“. Nel 1304 venne acquistato dai Gesualdo che ne detennero il possesso per oltre tre secoli e lo ampliarono con consistenti e ripetuti interventi di ristrutturazione, poi nel XVII secolo passò ai Ludovisi ed infine nel 1676 ai Mirelli proprietari del feudo fino al 1806.

La storia del castello è ineluttabilmente legata ai terremoti, in particolare quello del 1561 che fece crollare numerosi ambienti, ma soprattutto il sisma del 1694 dal quale fu completamente distrutto, tanto che i feudatari superstiti della famiglia Mirelli optarono per l’abbandono dei ruderi in cima alla collina, ricostruendo il palazzo più a valle. L’area fu pertanto oggetto dal XVIII secolo in poi di grosse trasformazioni urbane che interessarono anche il sottosuolo. Il palatium cinquecentesco che aveva incorporato i resti della roccaforte medievale, divenne un borgo con un tessuto edilizio densamente stratificato. Anche nel XX secolo gli eventi sismici causarono enormi danni alle strutture residue delle antiche fortificazioni. I dissesti determinati dal terremoto del 23 novembre 1980 e dal conseguente movimento franoso hanno, infatti, ulteriormente modificato la topografia e compromesso la stabilità dell’intera parte alta del centro storico, lasciando tuttavia identificabili i massicci muraglioni perimetrali a nord-ovest e a sud-ovest ed alcuni locali sotterranei successivamente adibiti a depositi e a cantine.

Dall’inverno 1988-1989, dopo l’improvviso crollo di un settore delle Ripe che provocò lo sprofondamento della cisterna del palatium e delle grotte ed abitazioni ad essa adiacenti, è in corso nell’area un intervento di restauro dei manufatti edilizi e delle strutture urbane esistenti diventati quasi interamente di proprietà pubblica. Successivamente l’intero ambito urbano è stato dichiarato d’interesse particolarmente importante ai sensi del decreto legislativo nr.42/2004, con D.M. del 21.05.1998 perché costituisce «una significativa e rara testimonianza storico-architettonica del periodo che va dalla fondazione del fortilizio difensivo (XII-XIII secolo) sul quale è stato successivamente eretto il castello all’ultima delle numerose ristrutturazioni edilizie ed urbanistiche effettuate al suo interno (XX secolo) ».

Il progetto generale di recupero del Borgo Castello, elaborato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico (BAPPSAE) di Salerno e Avellino, a seguito di protocollo d’intesa stipulato con l’Amministrazione comunale di Calitri, finanziato con i fondi europei del POR Campania 2000-2006 (nell’ambito del Progetto integrato Itinerario Culturale “Valle dell’Ofanto” in un’ottica di valorizzazione complessiva dell’Alta Valle dell’Ofanto, quale area a cavallo di tre regioni, Campania, Puglia e Basilicata) prevede il restauro dei comparti edilizi e la sistemazione dell’intera zona compresa fra via Castello e le Ripe.

L’intervento, saldandosi strettamente ai lavori già eseguiti negli anni passati, propone una serie di opere organiche e conclusive finalizzate a garantire la tutela e la valorizzazione del complesso monumentale ed a consentirne la fruibilità all’uso pubblico. La particolare morfologia del sito, la stretta interconnessione dei manufatti edilizi con i percorsi stradali ed il terreno di fondazione da una parte e la vastità dell’area danneggiata dall’altra implicano quindi una sorta di “restauro urbano” che, oltre a permettere l’apertura al pubblico in condizioni di sicurezza, metta in evidenza tutte le stratificazioni significativamente riconoscibili nella struttura. 

Negli ambienti restaurati ha trovato sede il Museo della Ceramica comprendente sezioni storiche – dalla preistoria e protostoria all’epoca medioevale e rinascimentale, fino alla produzione di maioliche ottocentesche e novecentesche – e spazi espositivi per la maiolica artistica contemporanea con laboratori e botteghe di restauro, nonché l’ufficio-sportello informativo della Soprintendenza per i BAPPSAE, il Centro Studi sulla Ceramica ed appositi spazi per la didattica e per manifestazioni culturali ed artistiche di vario genere. 

Ufficio Direzione Lavori – Soprintendenza BAPPSAE – Vito De Nicola, Antonella Cucciniello, Lucio Marseglia, Carmela Calabria

 

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